Le faide del paesello

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Ecco! E’ passato poco più di un giorno da quando ho descritto con entusiasmo le prospettive del nuovo Centro di Radioterapia Pediatrica con protoni in previsione nel territorio biellese, che già le prime nuvole si sono prospettate all’orizzonte. L’orizzonte, in questo caso, è costituito dalla stampa che ha riportato la notizia e di che tipo di nuvole si tratti lo capirete presto.

Per prima cosa vorrei raccontarvi un episodio, tra i tanti vissuti in quasi 19 anni di professione. Lo scenario è quello di una riunione di direttori di radioterapie sul territorio; il periodo è quello in cui pochissimi centri disponevano di un’apparecchiatura TAC dedicata. Quasi tutti infatti, a suo tempo, si appoggiavano alle macchine della Radiologia diagnostica per la centratura dei pazienti, ma le prospettive che cominciavano a delinearsi facevano già pensare che di lì a poco la TAC sarebbe entrata a far parte a pieno titolo delle apparecchiature assolutamente necessarie all’interno di una radioterapia.

Tra le autorevoli voci che guardavano con favore a tale prospettiva, comprendendone chiaramente le possibilità future, due in particolare si erano schierate in controtendenza: secondo queste voci un’apparecchiatura TAC dedicata alla radioterapia era sostanzialmente sprecata e poteva essere sufficiente, per la centratura dei pazienti, l’appoggio su quella del Servizio di Radiologia. Il fatto era quanto meno curioso, infatti le due voci in questione appartenevano agli unici due primari presenti il cui servizio era dotato di TAC dedicata.

Questa breve storia, assolutamente vera, fa capire il vero problema che si ripropone oggi con IDRA. L’atteggiamento di tanti personaggi, anche molto in vista nel panorama delle tematiche di cui si occupa il Centro, è ancora lo stesso. Invece di valutare possibili e proficue collaborazioni tra diverse istituzioni, cercando di raggiungere sinergie che possano dare al paziente il massimo in termini diagnostico-terapeutici, il ragionamento continua ad essere quello sopra descritto: non posso avere questa tecnologia nel mio istituto, quindi cerco di distruggerne la credibilità, basandomi principalmente sulla mia posizione privilegiata.

In questa corsa al massacro, le ‘ragioni della pancia’ prevalgono con un’evidenza disarmante, travolgendo come una locomotiva impazzita qualsiasi evidenza scientifica. In particolare nell’ambito medico, ma anche in ambienti relativamente lontani dalle logiche sanitarie, si parla di argomenti, quali quelli dell’interazione tra fasci adronici e tessuto umano, dei quali non si ha assolutamente competenza, né il necessario background. Tutto questo in sfregio a chi, trovandosi nella necessità di cura quale paziente o famigliare, si trova spaesato, al centro di una lotta di potere priva di qualsiasi ragione, incapace di comprendere e di prendere opportune decisioni; chi dovrebbe accompagnarlo nel difficile percorso è impegnato in guerre di religione sterili e senza senso.

Ma a chi giova tutto cio? Non certo al paziente, né ai suoi famigliari, sommersi dalla spazzatura delle lotte di quartiere, delle faide del paesello. Ve lo dico dal cuore: vergogna! Avete intelligenza e capacità. Lasciate da parte le logiche di potere e abbracciate invece la causa dei vostri pazienti.

Perdonatemi lo sfogo, ma l’ottusità umana è qualcosa che mi ha sempre ferito profondamente e non è possibile fare sempre finta di nulla.

Sinceramente non so quale sarà il destino del progetto IDRA o di altri simili, se porterà avanti quanto si è proposto o se cause di ‘forza maggiore’ riusciranno ad avere il sopravvento, ma di sicuro tali progetti portano avanti un sogno, quel sogno che io stesso ho perseguito quando, tanto tempo fa, ho deciso di impiegare tutto quanto avevo appreso fino ad allora e quanto avrei ancora appreso per aiutare le persone a ‘stare meglio’. Lo stesso sogno che mi ha fatto diventare Fisico Medico e che mi permette ogni giorno di fare il mio lavoro, cosciente forse di aggiungere una sola goccia all’oceano, ma, per dirla con le parole di Madre Teresa, se non lo facessi, l’oceano avrebbe una goccia in meno.